mercoledì 23 dicembre 2009

Mica è sempre Natale



L'anniversario della incarnazione terrena di Nostro Signore; sacra  commemorazione da onorare in pace ed armonia con i propri cari. Questo è ciò che i cristiani credenti ritengono sia il Natale.

Teosofi, truthseeker ed intellettuali - tra cui la madre della New Age Helena Blavatsky, il documetarista Peter Joseph (Zeitgeist) ed il romanziere Dan Brown (Il Codice DaVinci) - con le loro complesse speculazioni hanno "demistificato" il senso della principale festività cristiana, attribuendole un significato immanente e simbolico, retaggio di remoti culti pagani. Secondo tali teorie il Natale altro non sarebbe che la riproposizione in chiave dogmatica di una atavica festività rurale legata al culto del sole, mediante la quale si celebrava il riallungarsi delle giornate e l'inizio del periodo dell'anno che avrebbe ricondotto alla primavera e all'abbondanza.

I "cristiani di maniera" - fedeli per convenzione - vivono il Natale sotto forma di occorrenza di stampo sociale e relazionale, che traendo spunto dalla celebrazione religiosa finisce per tradursi in una lunga serie di usi e costumi materialistici, alcuni dei quali evidentemente incompatibili ai dettami del cristianesimo. Basti pensare alla diffusa usanza borghese di giocare d'azzardo nella notte di Natale.

Scettici e cospirazionisti pongono l'accento sul lato "affaristico" delle feste natalizie, le quali sarebbero vissute dalle popolazioni occidentali con una sorta di "senso di obbligatorietà al consumo", a causa  della propaganda orchestrata dai mass media nel nome delle elite finanziarie e del dio profitto.  Stesso trattamento riservato, seppure in misura minore, ad altre festività e sacramenti cattolici quali la Pasqua, Il Carnevale, Tutti i Santi, il matrimonio ed il battesimo. Strategia commerciale di dubbia liceità, eppure mai realmente avversata dal Vaticano.

C'è poi chi sul Natale si è creato un'idea più personale, magari miscelando le anzidette argomentazioni ed integrandole con considerazioni soggettive.

Personalmente non credo al Natale, ma credo in esso.

Non credo che il 25 dicembre di 2009 anni fa sia effettivamente venuto al mondo il Figlio di Dio. Credo però che il nazareno sia realmente esistito, e che abbia influenzato il percorso evolutivo dell'umanità. Non credo alla Immacolata Concezione, ai re magi, alle scenografie presepiche. Non credo alla figura del Cristo tramandata dal cattolicesimo. Credo che un uomo - figlio di Dio allo stesso modo in cui ognuno di noi, nessuno escluso, può ritenersi tale - grazie ad una coscienza profondamente evoluta abbinata ad un carisma fuori dal comune, riuscì ad introdurre nella cultura di massa alcuni nuovi valori generalmente ignorati - ove non disprezzati - quali il pacifismo, la fratellanza, l'uguaglianza, la tolleranza, la spiritualità contrapposta al materialismo.

Credo che nei secoli a seguire tale messaggio universale sia stato abusivamente avocato da una organizzazione volta al controllo delle coscienze, che vi costruì intorno un baraccone fatto di avidità, materialismo e ipocrisia, grazie al contributo ingenuo dei fedeli e dei tanti adepti mossi da buona fede. Stesso destino occorso all'eredità culturale di ogni altro spirito guida della storia umana. A tal proposito, mi sembra scontato che Gesù  non sia stato l'unico nè l'ultimo portatore di Verità tra le genti. Da Maometto a Buddha, da Mosè a Mani, da Martin Luther King a Ghandi, da Padre Pio a Madre Teresa di Caclutta, fino al più sconosciuto predicatore di quartiere, gli spiriti guida sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Coscienze evolute che hanno votato l'esistenza alla diffusione di un messaggio libero e positivo e che sono vissute accollandosi l'onere di dare il buon esempio, ognuna contribuendo a proprio modo - in funzione dell'epoca in cui è vissuta e del personale bagaglio culturale e carismatico - alla diffusione di valori  giusti e indiscutibili quali la spiritualità e la fratellanza.

Spiritualità e fratellanza che - benchè diluite in un subisso di sovrastrutture culturali - ancora oggi è possibile percepire nei pressi del Natale. Le persone sotto Natale appaiono reciprocamente più indulgenti e tolleranti. Ci si ringrazia, ci si scusa, ci si bacia ed abbraccia. Si giunge perfino a rivolgere la parola agli "estranei" per scambiarsi gli auguri. Gesti non sempre spontanei, ma la cui pratica, solo anche formale, riesce facilmente ad innescare un circolo virtuoso che non di rado ha avuto la prerogativa di polverizzare differenze e divisioni, componendo i dissapori, sciogliendo le incomprensioni. 

Sono convinto che sotto Natale tutti noi tendiamo a sfiorare lo status spirituale dei grandi profeti. Diventiamo - seppure solo rozzamente e parzialmente - ciò che dovremmo essere ogni singolo giorno della nostra esistenza. Le nostre anime, o  coscienze o comunque le si voglia chiamare, tendono inevitabilmente ad attrarsi e compenetrarsi. Lo fanno assecondando un invito che giunge da un tempo lontano. Tale aggregazione spesso ci fa scoprire di essere molto più simili  gli uni agli altri di quanto siamo disposti ad accettare; di quanto ci è stato insegnato a credere. Qualcosa cambia in meglio,  e ciò non accade per via dell'influsso posticcio degli spot pubblicitari buonistici, le canzonette mielose, le commediole gentili, ma nonostante tutto ciò. Nonostante gli sforzi con cui il Sistema si è sempre adoperato per banalizzare, prosaicizzare e demistificare tale  occorrenza spirituale. 

Ecco perchè, sebbene non creda al Natale ... personalmente credo nel Natale. Al di là di ciò che ci hanno raccontato a proposito del presunto, marginale dato anagrafico, il giorno di Natale il messaggio del nazareno riecheggia forte, talmente forte che per un giorno le sovrastrutture sistemiche perdono un pò della loro consistenza, lasciando intravedere alle persone ciò che l'uomo è destinato a diventare. Sotto Natale la Verità si fa più vicina. Le persone percettive riescono a cogliere distintamente questa prossimità, questo  abbozzo - ancora indistinto e transitorio - di evoluzione spirituale.

Buon Natale di cuore, Cercatori e Risvegliati. Con l'augurio che tra un anno si possa essere ancora più numerosi, più consapevoli, più convinti che il Natale - prima di qualsiasi altra cosa - rappresenti uno stato spirituale verso cui tendere nel nostro viaggio verso la Verità.

2 commenti:

W.B. 08 gennaio 2010 12.40  

purtroppo se ammetti di apprezzare il natale ti reputano subito un bambinone o un baciapile. è bello anche solo il fatto tra gli uomini esista un usanza per la quale in un giorno particolare, si "debba" donare qualcosa a qualcuno. Adoro i pretesti a patto chè non diventino un obbligo, ma siano appunto pretesti per fare o essere qualcosa che si vorrebbe, ma che spesso non si riesce.
bell'articolo.. insolito e ficcante

viator 10 gennaio 2010 13.21  

concordo su tutto, WB. è come se chi apprezza il natale abbia qualcosa "in meno". il sistema vuole che la si scambi per puerilità, quando invece il più delle volte si tratta di una maggiore "spiritualità" e "percettività".
ti ringrazio per gli apprezzamenti, e spero di rileggerti presto :)