Cospirazioni Aliene e Cultura Dominante
La rete pullula di teorie che si propongono di dare un senso organico alle incongruenze che caratterizzano la società umana, gran parte delle quali finisce per essere oggetto di aspre critiche e ridicolizzazioni a causa della propria "anticonvenzionalità."
Personalmente credo che in assenza di elementi chiari ed inoppugnabili che ne provino l'infondatezza, qualsiasi ipotesi - comprese quelle apparentemente più inconcepibili - sia degna di essere ascoltata e tenuta in debita considerazione. Il fatto che la mia cultura mi induca a giudicarla poco attendibile non costituisce elemento sufficiente per bollarla come frutto di una mente delirante.
La società che ci circonda - infatti - non è affatto culturalmente "impersonale" e "disinteressata", come vorrebbe apparire. Essa è espressione di un establishment di potere il quale ha tutto l'interesse affinchè la "cultura dominante" su cui ha edificato il proprio dominio, resti inalterata. Il che si traduce in una automatica avversione "sistemica" verso qualsiasi nuovo elemento potenzialmente "destabilizzante."
Tale avversione si riflette nell'animosità, spesso immotivata, con cui scettici integralisti e demistificatori, il più delle volte in buona fede, si impegnano a screditare qualsiasi interpetrazione della realtà non allineata ai "punti fermi" fissati dalla cultura dominante. L'osteggiamento aprioristico di un'idea - di qualsiasi stampo essa sia - credo sia un sintomo tra i più tangibili della abulia mentale che contraddistingue l'individuo medio, diseducato al pensiero critico e deduttivo da un sistema culturale reazionario che si adopera in tutti i modi per soffocare la vivacità intellettuale ed affermare il "consumo" di pochi assiomi preconfezionati.
Con ciò non voglio sostenere la necessità di sposare acriticamente qualsiasi teoria mi capiti a tiro. Trattandosi di valutazioni umane improntate sulla parzialità e l'esperienza individuale, nessuna di esse esprimerà la Verità Assoluta, ma quasi certamente ognuna di esse saprà offrirmi un nuovo punto di vista, uno spunto su cui costruire nuovi ragionamenti; una conferma, una smentita; un nuovo passo più o meno rilevante lungo la strada della conoscenza..
Insomma, sono convinto che quando ci interroghiamo sull'ignoto spazio gnostico esterno alla cappa di disinformazione e demistificazione da cui siamo accecati, qualsiasi ipotesi sia degna di considerazione, comprese quelle più "anticonvenzionali" e "sofisticate".
A tal proposito, tra le teorie più universalmente vessate vi è quella basata sull'assunto secondo cui l'umanità sia vittima di una gigantesca cospirazione di matrice aliena (Icke, Rhodes ed - in parte - Malanga). Tale teoria - commistione di ufologia e filosofia new age - ipotizza che l'intero percorso della storia umana sia stato influenzato da "entità aliene" dotate di formidabili poteri nell'ambito della nostra "realtà" (o piano dimensionale), ma incapaci di proseguire la loro "evoluzione" verso un superiore piano dimensionale (spirituale), in quanto sprovviste dell'elemento trascendente posseduto dagli esseri umani, ossia ciò che definiamo "anima" (o coscienza). Mediante il controllo del "tempo" esse sarebbero riuscite a manipolare gli eventi storici, infiltrandosi nei centri di potere della società mondiale. Mediante tecnologie estremamente avanzate starebbero cercando di "replicare" la nostra naturale propensione alla "ascensione". Allo stesso tempo fin dalla più remota antichità si sarebbero adoperate per frenare il nostro spontaneo processo evolutivo, istillando nella nostra società una lunga serie di condizionamenti al solo scopo di fomentare divisioni, odi, violenze, competitività, miseria, egoismo e quasiasi altro fenomeno innaturale atto a modificare radicalmente la coscienza collettiva, distogliere l'essere umano dalla ricerca della evoluzione e sconvolgere il cosiddetto "magnetismo" planetario.
Di conseguenza non sarebbe un "caso" se l'umanità pur compiendo passi da gigante nei campi della scienza e della tecnologia, pur riuscendo a concepire strabilianti opere artistiche, sia rimasta ancorata al livello di evoluzione morale e spirituale che possedeva migliaia di anni fa.
Secondo la stessa teoria vi è un motivo ben preciso se le argomentazioni su cui essa si basa ci suonano così inverosimili: ogni nostro ragionamento al riguardo sarebbe falsato da una cultura dominante che ci sarebbe stata confezionata addosso proprio allo scopo di ridurre l'ampiezza del nostro spettro gnostico, e dunque indurci a ritenere ridicole e inconcepibili le teorie che in qualche modo potrebbero avvicinarci alla verità. Insomma, un cane che si morde la coda.
La prima volta che udii parlare del "cospirazionismo alieno", la mia principale obiezione tirò in ballo il motivo per cui tali "entità aliene", data la loro straordinaria avanzatezza negli ambiti del nostro "piano dimensionale", non avessero semplicemente preso il controllo della razza umana con la forza, ed avessero invece orchestrato una tale abnorme cospirazione.
La (logica) risposta non tardò a prospettarmisi nel corso dei successivi approfondimenti. Il fatto è che - per quanto l'idea possa apparire inusuale - non tutte le specie viventi sarebbero composte da numerosissimi elementi - come accade in ambito umano. Nè tutte sarebbero in grado di moltiplicarsi con la semplicità e la frequenza che è propria della razza umana La specie nemica descritta dal "cospirazionismo alieno" sarebbe composta da un numero assai esiguo di individui, asessuati ed incapaci di procreare. Esseri che potremmo definire "immortali", in quanto capaci di interagire con ciò che molti grandi fisici hanno definito: "la quarta dimensione", cioè il tempo. Capaci di spostarsi da un millennio all'altro con la stessa facilità con cui noialtri attraversiamo la soglia di casa. Incapaci però - data l'esiguità della "forza lavoro" - di portare avanti i loro progetti senza il supporto attivo (spesso inconsapevole) di una parte dell'umanità, associato al controllo del fenomeno "tempo."
Esaminare ogni indizio a sostegno ed ogni possibile implicazione del "cospirazionismo alieno" sarebbe un'operazione molto lunga e articolata. Nei prossimi post avrò modo di trattare nuovamente l'argomento. Al momento mi limiterò a fare una piccola riflessione in merito ai cosiddetti "punti fermi" che la nostra "cultura dominante" ci ha insegnato a considerare indiscutibili.
Prendiamo la "certezza del tempo cronologico". L'idea che gli ipotetici cospiratori alieni interagiscano con esso così da manipolare la nostra percezione della realtà ed indirizzare il nostro iter storico, mette in discussione due dei "punti fermi" della cultura dominante, quelli della "immodificabilità del passato" e della "imprevedibilità del futuro." Automaticamente perciò l'assunto viene bollato come "indegno di considerazione". Lo stesso tipo di sottovalutazione che i paladini della "Verità Assoluta" usano dedicare a coloro i quali si azzardino a ipotizzare la fattibilità dei viaggi temporali.
Ma siamo certi che i luoghi comuni rispetto ai quali usiamo discriminare ciò che dovrebbe essere vero da ciò che invece non lo è, siano affidabili? Non sarà invece che dell'interpetrazione della realtà esistano diverse versioni, da quella destinata al consumo delle masse, banale, comprensibile e conciliante, a quella destinata alle elite, completamente diversa ed estremamente più complessa?
Vediamo a quali determinazioni sono pervenuti pensatori e studiosi molto più "titolati" di David Icke , in merito al fenomeno "tempo." Intellettuali certificati e omologati da una o più lauree nelle rispettive discipline. Professori che insegnano o hanno insegnato nelle più famose università.
Secondo l'approccio scientifico tradizionale, ciò che per comodità mentale tutti noi definiamo "presente" in realtà non esisterebbe, in quanto si tratterebbe di un elemento non misurabile, dato dalla ideale linea di congiunzione del "passato" con il "futuro." La sua non misurabilità ne farebbe perciò una "linea adimensionale" - assimilabile ad un costrutto mentale - atta a separare ciò che è trascorso da ciò che ancora deve accadere.
Prendiamo la "certezza del tempo cronologico". L'idea che gli ipotetici cospiratori alieni interagiscano con esso così da manipolare la nostra percezione della realtà ed indirizzare il nostro iter storico, mette in discussione due dei "punti fermi" della cultura dominante, quelli della "immodificabilità del passato" e della "imprevedibilità del futuro." Automaticamente perciò l'assunto viene bollato come "indegno di considerazione". Lo stesso tipo di sottovalutazione che i paladini della "Verità Assoluta" usano dedicare a coloro i quali si azzardino a ipotizzare la fattibilità dei viaggi temporali.
Ma siamo certi che i luoghi comuni rispetto ai quali usiamo discriminare ciò che dovrebbe essere vero da ciò che invece non lo è, siano affidabili? Non sarà invece che dell'interpetrazione della realtà esistano diverse versioni, da quella destinata al consumo delle masse, banale, comprensibile e conciliante, a quella destinata alle elite, completamente diversa ed estremamente più complessa?
Vediamo a quali determinazioni sono pervenuti pensatori e studiosi molto più "titolati" di David Icke , in merito al fenomeno "tempo." Intellettuali certificati e omologati da una o più lauree nelle rispettive discipline. Professori che insegnano o hanno insegnato nelle più famose università.
Secondo l'approccio scientifico tradizionale, ciò che per comodità mentale tutti noi definiamo "presente" in realtà non esisterebbe, in quanto si tratterebbe di un elemento non misurabile, dato dalla ideale linea di congiunzione del "passato" con il "futuro." La sua non misurabilità ne farebbe perciò una "linea adimensionale" - assimilabile ad un costrutto mentale - atta a separare ciò che è trascorso da ciò che ancora deve accadere.
Il punto di vista filosofico (Platone, Aristotele, Sant'Agostino) ribalta gli elementi. L'unica dimensione temporale esistente sarebbe proprio il presente; un eterno presente che l'uomo - indotto ad organizzare la propria esistenza in modo sequenziale e consequenziale - avrebbe arbitrariamente "corredato" con i concetti di "passato" e "futuro". Il passato corrisponde semplicemente al ricordo di un momento presente non più esistente. Allo stesso modo il futuro altro non è che un pensiero rivolto verso un presente che ancora deve verificarsi, dunque allo stesso modo inesistente.
Nel mio piccolo tendo a preferire la dottrina filosofica. In primo luogo perchè la reputo estremamente logica. E poi perchè si integra con alcuni capisaldi della meccanica quantistica. Quest'ultima, infatti (Everett, Feynman, Deutsch), asserisce che l'universo che ci circonda sia in realtà un "multiverso" composto da un numero infinito di realtà parallele più o meno coerenti vicendevolmente, a loro volta formate da un numero infinito di "possibilità" lungo cui procederebbe il nostro particolare "percorso dimensionale." Ciò che definiamo passato - perciò - sarebbe in realtà un presente eternamente esistente che il nostro percorso dimensionale ha attraversato (come una pedina di un gioco di società), per spostarsi su un nuovo presente eternamente esistente, fino a quel momento definito "futuro.".
Come puoi vedere alcuni tra i più illustri esponenti dell'accademia sistemica sono concordi nell'affermare che quando parliamo del tempo cronologico, in linea di principio non abbiamo la minima idea di ciò di cui stiamo parlando.
Detto questo, l'idea che possano esistere tecnologie abbastanza avanzate da consentire ad una ipotetica entità aliena di spostarsi lungo ciò che definiamo "tempo", non solo non ha alcunchè di "assurdo", come invece gli scettici vorrebbero farmi credere, ma mi sembra perfino probabile.
Sicchè, siamo proprio sicuri che i nostri strumenti culturali siano abbastanza affidabili da premetterci il lusso di "puntare" su una serie di verità assiomatiche, per poi difenderle a spada tratta isolando, scoraggiando e ridicolizzando chiunque si azzardi a metterle in discussione?
Detto questo, l'idea che possano esistere tecnologie abbastanza avanzate da consentire ad una ipotetica entità aliena di spostarsi lungo ciò che definiamo "tempo", non solo non ha alcunchè di "assurdo", come invece gli scettici vorrebbero farmi credere, ma mi sembra perfino probabile.
Sicchè, siamo proprio sicuri che i nostri strumenti culturali siano abbastanza affidabili da premetterci il lusso di "puntare" su una serie di verità assiomatiche, per poi difenderle a spada tratta isolando, scoraggiando e ridicolizzando chiunque si azzardi a metterle in discussione?
Mi rendo conto che teorie come quella della "cospirazione aliena" possano suonare inverosimili, e di certo non mi adopererò per persuaderti del contrario. Ciò che vorrei fare, invece, è invitarti a mutare atteggiamento verso qualsiasi concetto tu sia indotto a ritenere "inverosimile."
In primo luogo per una questione di logica deduttiva; se il Sistema entro cui vivi si fa promotore di valori incondivisibili, contribuendo ad ottundere le menti attraverso un uso deprimente, irresponsabile e criminoso dei mass media; secretando, manipolando e mistificando praticamente qualsiasi informazione, per ragionamento inverso non è da escludere che almeno una parte delle ipotesi e filosofie boicottate dallo stesso Sistema, sia in realtà degna di considerazione.
In secondo luogo perchè se è vero che in alcuni casi il buon senso ci induce ad avversare un certo genere di teorie che riteniamo inverosimili, è altrettanto vero che il nostro buon senso scaturisce da una cultura dominante ancora estremamente involuta (pensa ai riti religiosi, le superstizioni, il razzismo, il classismo, i tabù sessuali, l'edonismo, l'avidità, l'aggressività, e via dicendo). Una cultura - perciò - tutt'altro che idonea a supportare la ricerca della conoscenza e della verità.
In primo luogo per una questione di logica deduttiva; se il Sistema entro cui vivi si fa promotore di valori incondivisibili, contribuendo ad ottundere le menti attraverso un uso deprimente, irresponsabile e criminoso dei mass media; secretando, manipolando e mistificando praticamente qualsiasi informazione, per ragionamento inverso non è da escludere che almeno una parte delle ipotesi e filosofie boicottate dallo stesso Sistema, sia in realtà degna di considerazione.
In secondo luogo perchè se è vero che in alcuni casi il buon senso ci induce ad avversare un certo genere di teorie che riteniamo inverosimili, è altrettanto vero che il nostro buon senso scaturisce da una cultura dominante ancora estremamente involuta (pensa ai riti religiosi, le superstizioni, il razzismo, il classismo, i tabù sessuali, l'edonismo, l'avidità, l'aggressività, e via dicendo). Una cultura - perciò - tutt'altro che idonea a supportare la ricerca della conoscenza e della verità.
"Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura."
H.P. Lovecraft (da Il richiamo di Cthulhu, 1926).
"Chi non ammette l'insondabile mistero non può essere considerato uno scienziato."
"L'immaginazione è più importante della conoscenza."
"Ogni cosa che si può immaginare è già stata creata dalla natura."
"L'immaginazione è più importante della conoscenza."
"Ogni cosa che si può immaginare è già stata creata dalla natura."
Albert Einstein








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